Civic Design | Silvia Sivo | PopHub

La sessione in streaming del 1 Marzo 2017 per il corso italiano di Civic Design è dedicata all’interazione con Silvia Sivo di Pophub, Associazione capofila del gruppo informale che ha dato vita ad expostmoderno

 

Pophub è un progetto di ricerca vincitore del bando Smart Cities and Social Innovation nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Ricerca e Competitività” (PON 2007-2013) per le Regioni dell’Obiettivo Convergenza: ha come mission la creazione di una rete di persone e di spazi, a partire dagli edifici dismessi e sottoutilizzati delle città, con il fine di innescare processi di riattivazione e rivitalizzazione attraverso la partecipazione e la cooperazione. Si rivolge a gruppi, individui, enti pubblici e privati per trasformare questi spazi abbandonati in luoghi di attività sperimentali, progetti a carattere sociale, culturale e di innovazione, studiando nuovi modelli di accordo pubblico-privato e formule di recupero e gestione.

Ad oggi, Pop Hub ha mappato 3544 edifici, distribuiti principalmente nelle regioni del Sud Italia. Uno degli spazi mappati, che sta seguendo l’intero iter di riattivazione, è il progetto Expostmoderno, un cinema pubblico all’aperto, abbandonato dai primi anni ‘80, che oggi si sta trasformando in un cortile culturale urbano. Uno spazio pubblico aperto e flessibile, che sta costruendo il suo modello di gestione e di riattivazione con i cittadini del quartiere, con gruppi informali, con associazioni culturali, imprese, commercianti e il Comune di Bari.  Silvia Sivo ha concentrato il suo racconto proprio sul modello di gestione e di attivazione collaborativa dei differenti portatori di risorse e di interesse intorno al progetto.

Questo focus ha innescato tra i partecipanti della sessione in streaming del Corso di Civic Design un acceso dibattito. Le domande si sono concentrate sulle modalità di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini e sulla gestione e la programmazione delle attività. Sono emersi temi fondamentali che si collegano con quelli del corso: anziché concentrarsi sul cosa fare di uno spazio e delle sue attività, Expostmoderno ha coinvolto la cittadinanza sul come farlo, sulle possibili modalità di riattivazione, partendo proprio dalle risorse della cittadinanza. Altra tematica affine al Civic Design è quella dell’adhocrazia: le attività, la programmazione e la gestione sono aperte e flessibili, adattive rispetto al contesto ed alla composizione degli stakeholder.

Prima dell’Incontro Civico del corso di Civic Design a Bari (22/25 aprile 2017) organizzato con la collaborazione di SOS La scuola Open Source è possibile approfondire l’esperienza di Expostmoderno sul forum Discourse e sostenere il progetto attraverso la campagna di crowdfunding.

 

 

Questo articolo è stato creato grazie al contributo di Liviano Mariella e Pietro Pedercini

Civic Design | Viola Petrella | Atelier Città |

La sessione in streaming per il corso italiano Civic Design del 22 febbraio 2017,  è dedicata all’interazione con Viola Petrella, fondatrice di Atelier città: nato a Pavia nel 2016 è un laboratorio collettivo per la rigenerazione dello spazio urbano e la creazione di nuovi punti di vista sulla città, la cui vision individua nei cosiddetti vuoti urbani spazi di opportunità, con lo scopo di favorire il dialogo e lo scambio di idee sulla città e modificare le politiche pubbliche esistenti per dare nuova vita a gusci ormai vuoti.

 

Grazie al progetto pilota Ex-Vuoto – iniziativa di mappatura degli spazi in abbandono di Pavia (ad oggi l’elenco conta 173 spazi individuati), nel settembre 2016 Atelier Città firma un accordo di collaborazione con il progetto Ri.M.E.Di.A. del Comune di Pavia, ottenendo la possibilità di avviare attività di ricerca e sperimentazione per il riuso degli edifici dismessi, di dare letteralmente spazio fisico e voce ad aspirazioni e iniziative promosse dalla cittadinanza. Come? Attraverso la stesura di bandi da sottoporre al terzo settore e ai cittadini, in connessione con un possibile sviluppo di ecosistemi favorevoli alla rigenerazione urbana e ad iniziative non solo socio-culturali ma commerciali e imprenditoriali, promuovendo la creazione di un ambiente urbano vivace e vibrante.  

Gli obiettivi progettuali presentati di Atelier città si caratterizzano per un approccio graduale al riuso di spazi: dall’avvio, all’accompagnamento, fino al mantenimento di progetti e processi. Viola Petrella concentra il proprio intervento su quello che rimane un passaggio fondamentale (per il grande potenziale che libera) del processo di facilitazione del dialogo tra i cittadini e istituzioni: il rapporto con la pubblica amministrazione sul tema della rigenerazione urbana.

Approfondimento che ha innescato tra i partecipanti della sessione in streaming del Corso di Civic Design un acceso dibattito tra criticità e opportunità di tale relazione: una sostanziale mancanza di integrazione tra i diversi settore dell’amministrazione pubblica rispetto alle complessità progettuali e la temporaneità delle amministrazioni e delle cariche pubbliche rispetto a progetti a lungo termine. Il beneficio maggiore di tale relazione è rintracciabile nel poter introdurre nuove visioni e strategie culturali a favore della città, anche se, a volte, il punto di partenza corrisponde alla riduzione dei propri obiettivi in favore degli interessi della pubblica amministrazione.

 

Le Civicwisers e i Civicwisers che hanno contribuito alla stesura di articolo sono: Anna Marotta, Pietro Pedercini, Luca Quilici

Tecnologías de la participación | Documentos finales Residencia Hacker

Nos hace mucha ilusión presentaros el trabajo y los resultados de Residencia Hacker, un proyecto coordinado por CivicWise a finales de 2016 y promovido por ParticipaLAB, el laboratorio de Inteligencia Colectiva para la Democracia de MediaLab-Prado (Madrid), con el propósito de investigar y desarrollar nuevas ideas en torno a la participación y la innovación ciudadana.

En este caso, miembros de CivicWise han intentado aportar luz en la ejecución de las propuestas participativas en Decide Madrid, plataforma de participación digital promovida y desarrollada por el Área de Participación Ciudadana, Transparencia y Gobierno Abierto del Ayuntamiento de Madrid, en el contexto del primer proceso de Presupuestos Participativos de la ciudad realizado en 2016.

Etapas de las propuestas en el ciclo de vida actual de Presupuestos Participativos

Tecnologías de la participación

Hemos recogido los resultados de nuestra experiencia de Residencia Hacker en la publicación “Tecnologías de la participación” que consta de dos documentos: el primero enmarca la génesis de la residencia, la metodología de trabajo empleada por CivicWise y su desarrollo teórico, mientras que el segundo elabora en profundidad nuestra propuesta basada en: (I) la mejora y rediseño de la interfaz Decide Madrid para la construcción de comunidades y el seguimiento de las propuestas de forma digital y (II) la ejecución de las propuestas mediante lo que hemos llamado “Prototipos Urbanos”.

 

Siendo conscientes de lo complejo del asunto que nos tocaba abordar, comenzamos reflexionando junto a ciudadanos y técnicos públicos sobre los principales conceptos que definían la problemática: participación y tecnología.

La tecnología, definida como lenguaje, deberá dar respuesta no solo a los contextos digitales, sino también a los presenciales. La participación, entendida no ya como la posibilidad de relacionarnos sino como el compromiso de hacerlo y de poder hacerlo en diferentes niveles.

Propuesta de nueva interfaz para la plataforma Decide Madrid. En la imagen la interfaz para la red de espacios ciudadanos

 

Ambos conceptos deberán reunirse para generar procesos más amplios que promuevan y faciliten la construcción de tejido asociativo en nuestras ciudades clarificando en cada momento los quiénes, los porqués, los cómos y los cuándos de cada uno de los ejercicios de participación.

Reflexionamos así en el proyecto sobre la construcción de vínculos entre la participación generada en espacios digitales y los territorios en los que se pretende generar un impacto. Nos parece de vital importancia el cuidado de los tejidos sociales existentes, el fortalecimiento de las comunidades y el aprovechamiento de los saberes acumulados. Para ello necesitamos construir modelos en los que habitemos el espacio digital pero partiendo del espacio físico y no al contrario.

Hablamos en definitiva de dinámicas de inteligencia colectiva situada. De esta forma se abre el camino hacia ciudadanías emergentes capaces de desarrollar mecanismos de transformación y gestión que van más allá de las viejas estructuras basadas en la representación, consiguiendo ser más eficaces, más abiertas y más transparentes. Comunidades que saben cuidar de su territorio empezando por las relaciones locales, por las personas y el bien común, fuera de los partidismos habituales.

Decide Madrid, Presupuestos Participativos y el ciclo de vida de las propuestas

Pero, ¿qué hacer con las propuestas ya aprobadas? ¿de qué forma dar continuidad al proceso participativo ya iniciado? ¿podemos involucrar a la ciudadanía en la ejecución y transformación directa de la ciudad? Desde CivicWise, planteamos:

  • Nuevas etapas en el proceso de presupuestos participativos, que continúen con el proceso iniciado llegando a la ejecución y seguimiento de las propuestas con la colaboración de la ciudadanía.
  • Ejecución de las propuestas mediante “Prototipos Urbanos”, primeros modelos o maquetas con los que probar con los usuarios características de la versión final a implementar. La idea de prototipo se ajusta con precisión al proceso de diseño colaborativo, donde de forma colectiva ideamos una intervención urbana.

Nuevas etapas propuestas para el ciclo de vida del proceso de Presupuestos Participativos.
Se incluyen las etapas de: Definición colaborativa, Prototipado y Seguimiento

 

Prototipos Urbanos, espacios de experimentación y diálogos colectivos

Creemos que sería una fase importantísima, en primer lugar por la capacidad de visualizar el impacto del proceso, en segundo lugar por el carácter pedagógico que, creemos, tiene el aprender a hacer ciudad haciendo. Y, finalmente, por el carácter simbólico que podría llegar a tener que acciones como estas vinieran a sustituir a los ya conocidos e institucionales actos de “primera piedra”. El #prototipo nos ayuda a testear, pero sobre todo a dialogar e imaginar en colectivo. Transformar la ciudad a través de la transformación de las personas.

Residencia Hacker from Medialab-Prado on Vimeo.

 

Sin más, os dejamos con los dos documentos por aquí así como toda la información sobre el desarrollo del proyecto en la web de Residencia Hacker. 

Y por supuesto, esperamos vuestros comentarios sobre el trabajo, escribiendo por mail (civicwise.madrid@gmail.com) y/o en redes sociales @ResidenciaHack y #ResidenciaHacker.

Design Civic | Carlo Infante | Urban Experience | part 2

 

 

Il 2017 è un anno importante per Civic Wise Italia: per la prima volta e in contemporanea con le edizioni spagnola e francese, Civic Wise promuove ed organizza un corso online in italiano della durata di 5 mesi incentrato sul Civic Design ( maggiori informazioni sul corso ).

Tra le modalità di apprendimento proposte dalla Civic Wise Academy vi è quella delle Video lezioni in streaming: ospiti attivi sul territorio nazionale sono invitati a partecipare ad un incontro online condividendo il loro sapere e rispondendo alle domande dei partecipanti al corso (in diretta su Youtube).Ciò che ne scaturisce sono momenti di scambio e confronto diretto, nuove sinergie, idee e stimoli che rafforzano e moltiplicano l’impatto di azioni e progetti civici sul nostro territorio.


 Parte 2 di 2

 

La costruzione collettiva di contenuti per l’edizione italiana del corso Civic Design passa anche dal nostro Magazine, strumento di raccolta, approfondimento e diffusione di molteplici esperienze contemporanee che applicano il Civic Design, interpretate attraverso gli sguardi degli ospiti invitati, dei coordinatori e dei partecipanti al corso.

 

Dopo l’hangout con Urban Experience abbiamo deciso di ripercorrere e approfondire in un secondo articolo l’origine e il background che strutturano il suo DNA.

 

Iniziamo con il richiamare alcune parole chiave: il gioco come pratica umana  unita alla sperimentazione dei linguaggi, approccio ludico e pensiero non lineare avviato dalle Avanguardie teatrali negli anni Settanta ricombinando avanguardie storiche e situazioni atipiche.

Le tecnologie e culture digitali, di cui Infante si occupa sin dagli anni Ottanta in una ricerca connessa al concetto di performance e di tecnologia quale estensione della creatività umana (performing media storytelling).

 

 

 

 

 

Il modello di intelligenza connettiva che trova la sua origine in quello di intelligenza collettiva coniato dal filosofo francese Pierre Lévy e visibile in natura con l’osservazione delle api, per poi essere aggiornato ed adattato al contesto tecnologico delle reti da Derrick de Kerckhove : tale connettività si affianca e contemporaneamente si oppone all’idea di collettività proposta da Levy, aggiungendo a questa l’unità frammentata delle potenzialità degli elementi della rete condividendo le proprie competenze in modo mirato e permettendo di realizzare il meglio con il meno.

Ne deriva una metodologia resiliente e orizzontale, funzionale ai sistemi organizzativi perché permette di moltiplicare i punti di vista e sostenere la coscienza civica, la cui autenticità traspare dai format innovativi partecipativi dei walkabout.

<< Per chi procede verso il futuro senza perdere di vista origini ne’ mutamenti cui va incontro, le dinamiche del cambiamento rappresentano un passo sempre in avanti, o anche di lato, come in una mossa scacchistica del cavallo. >>  

Ringraziamo dunque Carlo ed Urban experience per la partecipazione al corso e per l’impegno che questa associazione dimostra nella ricerca di nuovi metodi di apprendimento fondati su concetti fondamentali dell’uomo, dandoci nuove chiavi di lettura per la resilienza urbana.


I CivicWisers che hanno contribuito alla redazione di questo articolo sono:

Pietro Pedercini, Anna Marotta, Luca Quilici, Valentino Canturi,  Emanuela Pucci

 

Design Civic | Carlo Infante | Urban Experience

 

 

Il 2017 è un anno importante per Civic Wise Italia: per la prima volta e in contemporanea con le edizioni spagnola e francese, Civic Wise promuove ed organizza un corso online in italiano della durata di 5 mesi incentrato sul Civic Design ( maggiori informazioni sul corso ).

Tra le modalità di apprendimento proposte dalla Civic Wise Academy vi è quella delle Video lezioni in streaming: ospiti attivi sul territorio nazionale sono invitati a partecipare ad un incontro online condividendo il loro sapere e rispondendo alle domande dei partecipanti al corso (in diretta su Youtube).Ciò che ne scaturisce sono momenti di scambio e confronto diretto, nuove sinergie, idee e stimoli che rafforzano e moltiplicano l’impatto di azioni e progetti civici sul nostro territorio.


 Parte 1 di 2

 

Lo scorso 8 febbraio abbiamo incontrato il nostro primo ospite del corso di Civic Design in italiano: Carlo Infante, changemaker e fondatore di Urban Experience, associazione di promozione sociale che si occupa di strategie socio-culturali per esprimere e ideare resilienza urbana e produrre cantieri di co-progettazione. Uno dei suoi obiettivi è creare le basi di un ragionamento strategico sulle opportunità della continua evoluzione della creatività sociale.

Urban Experience propone nuove metodologie nelle quali i territori si rivelano attraverso il Performing media storytelling, dove narrazione e azione si esplicitano attraverso format innovativi e partecipativi di esplorazione, i walkabout: giocando con questa definizione e associandola a “talkabout” (parlare di…), propone esplorazioni urbane che coniugano passeggiate e conversazioni con le complessità inedite del Performing Media-storytelling in cui la narrazione partecipata è inscritta nell’azione “aumentata” dall’uso dei media, di radio e web.

 

Queste conversazioni nomadi caratterizzate dall’ausilio di smartphone e cuffie collegate ad una radioricevente (whisper radio) permettono di ascoltare le voci dei walking-talking heads e repertori audio predisposti, in un flusso radiofonico che viene, spesso, trasmesso in streaming via webradio e geolocalizzato.

Si tratta di un format di performing media, concepito come una  “palestra di cittadinanza attiva” – dall’urbanistica partecipativa alla cittadinanza educativa – in cui si conversa “di fianco” mentre ci si guarda intorno, “apprendendo dappertutto”, per attivare dei laboratori dello sguardo partecipato e dare voce così ad uno storytelling passato, presente e futuro di una comunità.

Durante la diretta in streaming su Youtube la natura stessa di progetti civici e collaborativi ha stimolato una interessante riflessione: l’ecosistema di Civicwise si caratterizza per l’assenza di sovrapposizione di competenze, singole o di gruppo, arricchendo così la dimensione progettuale con nuove idee, competenze e condivisione di esperienze.

Nella seconda parte di questo articolo parleremo delle teorie alla base del lavoro di Urban Experience, nel frattempo è possibile seguire e contribuire alla discussione con Carlo Infante sul nostro forum dedicato.


I “sottani” di Altamura tornano in vita



Grazie ad attività di work-shop e laboratori dal basso, i beni comuni ormai fatiscenti vengono rimessi in sesto all’interno di una rete per la comunità


Articolo di SAVERIO MASSARO (presidente Esperimenti Architettonici) per il quotidiano italiano La Stampa. Pubblicato il 12/12/2016


Durante il Festival della Resilienza 2016 promosso da ProPositivo, la rete degli oltre 8000 Giornalisti Nell’Erba, dei 21 canali di giornalismo partecipativo locale di Cittànet, in collaborazione Openhub, il LIS del Dip. di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’ Università “La Sapienza” ed una giuria di professionisti proveniente dalle maggiori testate italiane, ha promosso un Contest Giornalistico nazionale alla ricerca dei migliori esempi virtuosi, propositivi e resilienti nel contesto dello sviluppo delle comunità locali. La giuria composta da Roberto Giovannini (La Stampa), Paola Bolaffio (FIMA), Simone Pieranni (Il Manifesto), Antonio Cilli (CittàNet), Alfredo Macchi (Mediaset) ha selezionato quattro vincitori. Questo è uno degli articoli premiati. 

 

Il difficile momento di transizione che la nostra società sta attraversando non ci deve lasciare passivi e sottomessi dinanzi ad una crisi che possiamo fronteggiare sì, se siamo in grado di modificare il nostro sguardo sulla città e rivedere i modelli economici cui siamo stati abituati. 

 

Per questo con Esperimenti Architettonici abbiamo lanciato una sfida pubblica, occupandoci di una grande risorsa inespressa e dimenticata: i sottani inutilizzati del centro storico di Altamura, una rete di potenziali beni comuni che appartiene ad usi del passato ma che si presta benissimo ad accogliere nuove forme di imprenditorialità e nuove modalità di fruizione che guardino al futuro. Questi spazi si affacciano sulle peculiari corti urbane dette “claustri”, simboli di aggregazione sociale e culturale, dove gli artigiani prolungano le loro attività e dove si intessono rapporti di vicinato. Ci siamo posti due semplici domande: qual è il costo sociale ed economico della mancata valorizzazione delle energie, delle competenze e delle idee innovative presenti sul territorio? Quanto costa ad una comunità l’abbandono o il sotto-utilizzo di molti spazi nel cuore della città? SottaninRete nasce come risposta a queste criticità. L’idea emerge nel 2013 grazie

all’opportunità offerta dal programma Laboratori dal Basso, un’azione della Regione Puglia a sostegno delle proposte di formazione e sviluppo di giovani esperienze imprenditoriali innovative: la Regione copriva le spese di docenza degli esperti invitati e assicurava le riprese in streaming delle lezioni ad ingresso gratuito, mentre ai proponenti spettava l’organizzazione delle attività in loco.

 

La nostra iniziativa s’inseriva nel più grande “Reactivicity: Old spaces/New uses”, la prima edizione di un Laboratorio dal Basso itinerante costituito da seminari, azioni e workshop dislocati in varie città, tutti accomunati dal tema del riuso creativo degli spazi inutilizzati. Il progetto è nato grazie ad una sinergia instauratasi a scala regionale tra un network di associazioni e startups attive sul territorio.

 

Esperimenti Architettonici organizzò tre giorni di cantiere creativo dentro il vero cantiere del Teatro Mercadante. In quel luogo, oggi riattivato dopo più di vent’anni di oblio e restituito alla comunità per iniziativa di privati, furono formulate alcune proposte da elaborare per la città. Durante il brainstorming, accompagnato dal visual thinking di Fedele Congedo dell’ass. Città Fertile, e le esplorazioni urbane condotte da Carlo Infante dell’ass. Urban Experience, emersero le criticità e le potenzialità connesse all’inutilizzo di questa serie di spazi, sul cui destino abbiamo voluto interrogarci coinvolgendo la cittadinanza.

 

Nel 2014 l’ARTI – Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione approvò e riconfermò la proposta di portare avanti le attività e così il progetto giunse alla sua seconda edizione intitolata Reactivicity Reloaded, all’interno del quale prese avvio il progetto #SottaninRete.

 

I sottani sono spesso in condizioni fatiscenti, pertanto siamo partiti dall’idea che la riattivazione temporanea fosse la strada più adeguata per innescare un processo di rigenerazione più ampio. Per questo abbiamo deciso di organizzare nella prima tappa un laboratorio di auto-costruzione per dotarci di un kit di riattivazione polifunzionale e trasportabile. Il laboratorio, condotto da Marco Terranova – Progetto naCa, ha visto la partecipazione di più di 20 ragazzi che in meno di due giorni hanno collaborato per dotarsi, e dotare la comunità, di uno strumento fisico con cui poter passare all’azione sul campo: un kit in legno componibile, denominato KitUp, composto da un tavolo (trasformabile in un carrello o in un espositore), un box per contenere oggetti ed infine una seduta portatile per poter colonizzare lo spazio pubblico.

 

Dopo esserci dotati degli strumenti, abbiamo organizzato un workshop di co-design insieme a Marco Lampugnani – Interstellar Raccoons e Domenico Di Siena – CivicWise, con i quali sono state delineate le strategie per la costruzione di una community attiva e due partecipanti hanno formulato due proposte per i rispettivi sottani: la prima riguarda l’attivazione di uno spazio di co-living per la promozione della cultura agro-alimentare e agro-ambientale; la seconda si incentra sull’attivazione di un laboratorio/co-working incentrato sulla cultura della terra cruda e sulle sue molteplici applicazioni artigianali e nel settore edile.

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Adottare formule e strumenti per il riuso temporaneo elude criticità derivanti da processi di ristrutturazione più complessi e onerosi, mettendo in circolo energie e risorse nel breve periodo. Il nostro ruolo all’interno del progetto è quello di enzimi urbani, agenti in grado di catalizzare le energie creative latenti sul territorio e attivare dinamiche di coinvolgimento e collaborazione tese a stabilire nuove connessioni tra luoghi e persone

Un elemento fondamentale per orientare tale processo è fornire strumenti che abilitino le comunità. Uno strumento che abbiamo utilizzato fin da subito è stato quello della mappatura collaborativa con l’utilizzo della piattaforma web www.pophub.it (progetto vincitore del bando Smart Cities and Social Innovation del MIUR). La mappa interattiva registra ad oggi più di cento segnalazioni relative a spazi e/o edifici inutilizzati ad Altamura. Un secondo strumento che stiamo provvedendo a diffondere è il Manifesto di #Sottaninrete, accompagnato da un regolamento, che ci aiuterà in primis a promuovere il valore dell’iniziativa e a poter definire ruoli, doveri e responsabilità dei soggetti attivi nel processo di riattivazione. L’auspicio è che il documento sia approvato ed utilizzato dall’amministrazione comunale. Sarà un modo per sperimentare le capacità adattive di questi spazi e reinventarne l’immaginario, contribuendo ad attivare un nuovo processo metabolico nel cuore della città.

 

Uno degli aspetti determinanti su cui puntare per il futuro sarà quello di creare le condizioni abilitanti affinché possano nascere nuove progettualità in seno alle comunità di cittadini attivi. La sfida è intercettare una committenza che è sempre più diffusa, creando insieme nuove opportunità latenti nei territori. Attraverso l’adozione di KitUp stiamo iniziando a costruire una community di riattivatori e soggetti attivi, creando le condizioni affinché emerga un valore sociale inespresso e si inneschi un processo virtuoso sia per i privati sia per la pubblica amministrazione. Tutti i partecipanti sono autori del kit, attualmente disponibile sotto licenza Creative Commons; in seguito saranno disponibili gratuitamente anche i disegni del kit affinché sia facilmente riproducibile, per poter innescare una dinamica virale.

 

Si tratta un processo lento che ci vede portare a galla istanze raccolte nel 2012 con il progetto “Altamura Domani_Indagine per una città migliore”, quando abbiamo distribuito dei questionari cartacei nelle scuole (e uno in versione digitale sul web) per comprendere e intercettare il sentiment del territorio, a partire da giovani e giovanissimi, i cittadini del futuro.

 

Le richieste di rivalutare antichi mestieri e tradizioni hanno costituito il tema centrale di un secondo progetto, integrato e complementare a #SottaninRete, intitolato StaffettArtigiana. Si tratta di uno dei cinque progetti vincitori del bando pubblico Rigeneraltamura, indetto dal Comune di Altamura con l’intento di selezionare proposte progettuali innovative per la rigenerazione urbana del centro storico attraverso la promozione di pratiche partecipative con la cittadinanza. Oltre all’indagine sugli spazi da riattivare, ci siamo occupati in maniera complementare delle storie, dei saperi, dei mestieri che animavano tali luoghi. Insieme a Urban Experience abbiamo istituito un cantiere di auto-narrazione della comunità artigiana, attuando una staffetta con le generazioni più giovani legate alle tecnologie digitali. I frammenti di storie hanno dato vita al primo archivio digitale ed open-source delle memorie artigiane della città.

 

I risvolti futuri che possiamo immaginare sono molteplici, qualunque sia la destinazione d’uso dei sottani, è indubbio che essi possano svolgere un ruolo di coesione sociale per i cittadini e possano offrire nuove occasioni per i giovani creativi. La sfida è quella di generare nuove economie relazionali e nuovi valori urbani a partire da un percorso condiviso e partecipato che coniughi il riuso del patrimonio dismesso con l’auto-narrazione di una comunità.

 

L’ecosistema #SottaninRete è stato presentate in vari contesti ed occasioni, tra cui il New Generations Festival (2014-2016), la Biennale Spazio Pubblico a Roma (2015), l’Expo Gate a Milano durante Nevicata14 Lab (2016) ed è stato inoltre selezionato tra le best practices del Forum Pratiche di Resilienza a Milano (2016). 

 

CivicWise. Participando de “La transición urbanística pendiente”

 

Author of the article : Marta Kayser, architect and CivicWiser. 

 


“La transición urbanística pendiente”; así definen los periodistas de El Faradio en Santander una necesidad y una urgencia en el modelo urbanístico de ésta y otras ciudades.


También lo extrapolaban a Madrid, donde precisamente presentaban el pasado 26 de noviembre su libro “Expulsados”; un trabajo de investigación de Óscar Allende, Guillem Ruisánchez y Eva Mora, que ha sido premiado por Libros.com y CTXT y que ha superado ya el cien por cien del mecenazgo requerido para sacar adelante el libro definitivo. Éste da a conocer historias y datos y es la manifestación de un problema local que, sin embargo, es un grave síntoma generalizado: el proceso de gentrificación.


El acto de presentación de “Expulsados” reunió el pasado sábado a CivicWise con sus autores y los periodistas Antonio Rubio (Director Máster El Mundo/CEU y Periodismo Investigación, Datos y Visualización/URJC y Coordinador colecciones de Libros.com) y Rosa Pereda (escritora santanderina y crítica cultural). El motivo, abordar la necesaria transición de manera compartida entre quienes presentan y denuncian los datos y quienes investigan las herramientas para la gestión y organización del territorio; el objetivo, plantear una urgente revisión del modelo urbanístico vigente y avanzar hacia nuevas maneras de “hacer ciudad”. Sobre la mesa se ponían de manifiesto dos visiones complementarias: una especialmente crítica con los gobiernos; la otra, analítica con la propia ciudadanía. Por una parte se hablaba de falta de voluntad política para devolver la hegemonía a la gente y al mismo tiempo se trasladaba un mensaje que permitiera alentar sobre la importancia del espacio público como “escenario vital” y ahondar en la recuperación del papel de “actor” por parte de los habitantes de un territorio. “Hemos aceptado como normal un urbanismo impositivo donde no existe posibilidad de interacción y/o intervención” – planteábamos desde CivicWise.

Guillem Ruisánchez, Rosa Pereda, Antonio Rubio, Marta Kayser y Óscar Allende.



El modelo urbanístico vigente procede del pasado; “Santander arrastra un modelo urbanístico franquista” -así lo expresaban Allende y Ruisánchez- y parece necesario avanzar hacia un nuevo modelo urbano que considere a la gente que lo habita y se aleje de servir como medio de expresión y herramienta de control de los propios poderes políticos. En esta ocasión y lejos de monopolizar el discurso en la práctica arquitectónica o urbanística, CivicWise aspiró a definirse como una plataforma multidisciplinar, aunque fuertemente comprometida con devolverle a este oficio el compromiso con el que nace: hacer ciudad significa trabajar por una gestión del territorio más humana que sea capaz de integrar las necesidades reales de sus habitantes. “Como colectivo, hemos de lograr que las personas sean capaces de hacerse las preguntas adecuadas para obtener las mejores respuestas y trasladar las soluciones idóneas al territorio que habitan”. 

En este sentido, trabajamos por servir de mediadores entre los vecinos y la administración entendiendo que “no sólo basta con dar voto, también es necesario dar voz” -apuntaba Pascual Pérez, miembro del colectivo, en la ronda de intervenciones- y proporcionar el espacio de encuentro para la generación de ciudad; buen ejemplo de ello es la actual Factoría Cívica en Valencia, proyecto que se puso sobre la mesa en las citadas jornadas.

En el transcurso de la presentación, pareció natural considerar que el futuro del urbanismo pasaría por asociar procesos de participación a las labores de gestión y reestructuración del tejido urbano y social. Conscientes de que éstos están todavía en vías de desarrollo, es necesario entender -así lo manifestábamos desde CivicWise- que para afrontar verdaderos cambios sociales localizados hace falta un compromiso con la educación (específicamente en materia de ciudadanía y territorio), de cara a que se implementen las herramientas adoptadas por los habitantes que revertirán a su vez en la propia estructura del tejido urbano. Esto supone integrar que para afrontar la toma de decisiones sobre la estructura física y social del territorio (respondiendo al “cómo queremos vivir”), debe existir una ciudadanía capaz de gestionar y poner nombre a sus propias necesidades y anhelos y que este proceso se manifiesta como un recorrido de ida y vuelta entre ciudadano y urbe que podríamos definir como  “aprender de la ciudad (insistir en el estímulo recibido) para aprender a hacer ciudad (sembrar el conocimiento generado)”.

Antonio Rubio (Periodista, Director Máster El Mundo/CEU y Periodismo Investigación, Datos y Visualización/URJC y Coordinador colecciones de Libros.com ), Marta Kayser (arquitecta, miembro de CivicWise) y Óscar Allende (periodista de El Faradio y co-autor de “Expulsados”).


 

El acto terminaba con un paseo por Lavapiés y una reunión con algunos colectivos “antigentrificación” en Traficantes de sueños; ninguna ubicación sería fortuita. Mientras, en Santander siguen haciendo rutas con los vecinos para entender sobre el territorio los intereses de la administración y descubrir los suyos propios. Pretenden con este documento alumbrar una realidad, involucrar a las personas y unirse para cambiar el paradigma.

La gentrificación no es más que la manifestación de un sistema urbano impositivo, producto de las políticas absolutistas de un sistema capitalista obsoleto. Esta práctica continuada ha dado lugar a la pérdida de un sentimiento de pertenencia por parte del ciudadano, que no sólo no siente el territorio como algo propio/común sino que le ha hecho desvincularse de cualquier forma de participación sobre el mismo.

Hace falta que existan periodistas como Óscar y Guillem, al frente de un periódico local, El Faradio, que hace “periodismo que cuenta” para poner rostro y nombre a las historias de hoy. CivicWise sigue trabajando por aunar disciplinas en pro de un objetivo común: devolverle la ciudad a la gente. Llegará el día en que podamos pasar de hablar de “ciudad ajena” a “ciudad participada”.

Urbain de jouvence

 

Un article du Quotidien Français LIBERATION.  Par Jérôme Badie — 22 novembre 2016. Photographie : Elena Manente de Yes We Camp, Au camping des Grands Voisins, installé dans l’ancien hôpital Saint-Vincent-de-Paul, à Paris. 

An article from the daily French Newsletter Liberation talking about civic innovation and…Volumes & CivicWise ! 


Investir des bâtiments vacants et des espaces en friche, apporter de la flexibilité dans les pratiques quotidiennes, favoriser l’élan collaboratif : «l’urbanisme temporaire» a le vent en poupe.


On connaît bien les squats d’artistes, pas toujours très bien vus par les riverains mais qui permettent l’émergence de talents et la libre expression artistique. On connaît aussi les propositions festives comme les plages urbaines ou les actions ponctuelles comme les piétonnisations dominicales. On connaît moins la transformation des espaces vacants en lieux «couteaux suisses», entre coworking, incubateurs, hébergement et ateliers d’artistes. Ou encore l’urbanisme collaboratif et la customisation d’un quartier par ses habitants. Ce concept séduisant «d’urbanisme temporaire», à réalités multiples, peu onéreux et souvent écolo, fait l’objet d’une rencontre jeudi au Pavillon de l’Arsenal à Paris, avec l’association Plateau urbain et sous l’égide de la mairie de Paris.

Toutes ces initiatives ont un point commun : elles rendent obsolète le modèle fonctionnaliste incarné par Le Corbusier et qui assigne une fonction à un espace. Ce sont des démarches bottom up, c’est-à-dire qui vont du bas vers le haut, de l’usager vers l’architecte ou vers le promoteur, et promouvant le do-it-yourself (fais-le toi-même), très en vogue ces temps-ci.

«Le projet urbain n’est plus un croquis réaliste pensé par un cabinet d’architectes mais un processus», décrypte Mathieu Delorme, ingénieur urbaniste et paysagiste chez Atelier Georges et enseignant à l’école d’architecture de Marne-la-Vallée. Le mot d’ordre qui prévaut désormais : rester flexible car personne n’est capable de prédire la ville et les usages de demain.

Un an renouvelable

«La vacance immobilière représente trois millions de mètres carrés en Ile-de-France. L’équivalent de 75 tours Montparnasse», fait claquer Jean-Baptiste Roussat, géographe urbaniste et nouveau président de Plateau urbain. C’est sur ce constat que s’est créée l’association, avec l’ambition de valoriser une partie de ce patrimoine avant qu’il ne trouve preneur sur le marché ou qu’il ne soit détruit. Il poursuit : «L’évolution des modes de travail fait qu’une frange non négligeable de porteurs de projets entrepreneuriaux, culturels ou associatifs, suffisamment ingénieux et souples, peuvent s’accommoder de ces espaces temporaires, dès lors qu’on leur donne des conditions lisibles juridiquement. C’est une colocation d’activités à prix réduit, le propriétaire ayant souvent abandonné l’idée d’une valeur commerciale de son bien mais pas sa valeur d’usage.» Les occupants ne paient que le prix des charges.

«L’opération est gagnant-gagnant, explique Laurent Vuidel, président de Lerichemont, une filiale de la Ville de Paris spécialisée dans le logement temporaire et social. Le propriétaire n’a pas à faire garder son bien, il couvre ses charges et donne un coup de pouce à des artistes ou à des artisans. C’est le cas d’OpenBach créé avec l’association Labolic à Paris dans le XIIIe arrondissement. Dans ce petit immeuble d’un peu plus de 500m2, qui doit être détruit pour construire un bâtiment plus haut, une quinzaine de structures tournées vers l’art et l’impression 3D se sont installées pour une durée d’un an renouvelable.» Quand les équilibres sont souvent difficiles à trouver pour de jeunes structures qui manquent de financements, ces loyers modiques et ces conditions, même précaires, apparaissent comme des subventions indirectes vertueuses.

Autre occupation temporaire enthousiasmante : les Grands Voisins, au cœur de l’hôpital Saint-Vincent-de-Paul dans le XIVe arrondissement de Paris. Tout commence en 2012 par l’installation d’hébergements sociaux et d’urgence par l’association de réinsertion Aurore. En 2014, l’hôpital ferme ses portes et Aurore fait le pari d’occuper tout l’espace : trois hectares ! Coût de l’opération : 1,5 million d’euros par an. Un partenariat à trois se crée, avec Plateau urbain qui gérera la mixité des structures et Yes We Camp, en charge de l’animation des espaces extérieurs et culturels. Résultat : 140 structures, 2 000 personnes, 600 habitants (dont une part en hébergement d’urgence) occupent ce qui doit devenir un écoquartier avec logements (dont 50% sociaux) et locaux d’associations. La convention qui lie les trois à la Ville prend fin mi-2017 avec le début des travaux.

 

Des solutions légères

Ce projet a-t-il pour autant donné à la mairie l’envie de modifier son projet initial ? Pour Jean-Baptiste Roussat, «tout le monde convient que l’expérience est réussie. Le plan d’urbanisme ayant évolué, on a des interstices dans lesquels on peut continuer à se glisser. Toutefois, cette réflexion va se confronter avec l’urbanisme traditionnel et ses financements habituels». Et pour les occupants ? «On va travailler sur le degré de maturité de chaque structure et sur leurs désirs. Certaines sont en incubation et ne souhaiteront pas rester.»

Bien qu’il existe des mouvements alternatifs marginaux comme les «rurbains» qui quittent les villes pour les campagnes, la ville reste un pôle d’attractivité puissant, avec ses atouts évidents : dynamisme économique, proximité des services publics et offre variée de transports. «C’est la mobilité qui a le plus évolué depuis 1945, explique Benjamin Pradel, consultant chercheur en sociologie au sein de la coopérative Kaléido’Scop. La vitesse des déplacements réduit les distances et permet un étalement géographique de la ville. Lorsqu’il est subi, ce phénomène peut faire naître un sentiment de frustration et de déclassement appelant des solutions légères, personnalisables et appropriables.» De fait, les choses évoluent: «On assimile toujours la ville dense à la ville durable. Mais, depuis quelques années, la recherche pose aussi un autre regard sur les espaces périurbains [au-delà des banlieues, ndlr] supposés antidéveloppement durable, ségrégationnistes ou individualistes. On valorise désormais davantage certains modes de vie créatifs, certaines manières de se déplacer, certaines proximités sociales.»

En périphérie aussi

L’Amérique en fournit un exemple avec Better Block. Cette fondation à but non lucratif a été fondée à Dallas (Texas) par Jason Roberts, activiste salué pour son innovation par Barack Obama himself. Et son idée s’adapte parfaitement aux banlieues parfois délaissées. «Il y a une quinzaine d’années, tous mes amis commençaient à quitter Dallas pour des villes plus cool comme Portland ou Houston. Les quartiers périphériques, où je vivais, connaissaient des problèmes de criminalité et de désinvestissement public. J’ai pensé qu’il fallait changer les choses et remobiliser les habitants. Ceux qui ne pouvaient pas bouger d’ici. Avec des amis, on a commencé par restaurer un vieux théâtre qui tombait en ruines [le fameux Texas Theatre où fut arrêté Lee Harvey Oswald ndlr], puis j’ai monté une association pour faire revenir le tramway, puis ce fut Better Block», raconte Jason Roberts. Histoire de mettre les autorités locales devant le fait accompli, il a mobilisé les habitants de son quartier de Oak Cliff, à Dallas, et mis en place des autocollants pour créer une piste cyclable, installé des magasins ou des galeries d’art éphémères… Et ça a marché. Aujourd’hui, la fondation intervient en soutien dans de nombreuses villes, surtout américaines, pour aider à organiser la mobilisation citoyenne, à repérer les leaders locaux, etc.

La fondation propose aussi depuis deux mois des modèles open source à télécharger, via la plateforme Wikiblock, pour créer du mobilier urbain en bois (bancs, îlots piétons, kiosques, cafés…) à fabriquer soi-même dans un makerspace, des espaces partagés de fabrication rapide qui se développent partout dans le monde, y compris en France. Citons entre autres l’initiative Volumes. Cet espace collaboratif parisien soutient et accompagne de nombreuses initiatives tournées vers l’urbanisme collaboratif : FabCity Grand Paris, Civic Wise ou bien l’association Bellastock, qui organise notamment un festival annuel d’architecture expérimentale.

Tous ces acteurs jeunes, engagés et brillants, forment un tissu effervescent, qui doit encore se structurer un peu, mais qui pèse de plus en plus dans la fabrique des villes contemporaines. 


Toute la communauté CivicWise est très fière de ce coup de projecteur sur l’immense travail des collectifs engagés et lui donne, s’il le fallait  une énergie immense pour continuer son travail : favoriser la capacitation des citoyens et l’engagement civique par l’intelligence collective . 

 

The entire CivicWise community is very proud of this spotlight on the enormous work of committed collectives and gives it, if necessary, immense energy to continue its work: fostering citizen empowerment and civic engagement through civic engagement and collective intelligence . Thanks a lot to the Daily Newsletter Liberation and journalist, Jérôme Badie. Adelante!

 

 

 

 

CivicWise London re-launched & CivicWalks

The London Circle was the first CW circle and the founder of the community. Originally, it was founded by Domenico Di Siena, Pablo Sendra, Lina Algoed, Fausto Llopis, Orsola De Marco and Mark Bentley.

After a year with very little activities, Fausto, Pablo and other London Wisers—Anna Boldina and Marco Picardi—joined the Glocal Camp in Paris. Coming back from Paris, we decided to re-launch the CivicWise London Circle, establish a partnership with OuiShare UK, and plan activities.


 

We are happy to announce that CivicWise London Circle has been re-launched and has come back with a lot of energy. Paris Glocal Camp in May 2016 was key in bringing the London Team together again. Three CW founders, other new CivicWisers, and a new collaboration with OuiShare UK have make the circle very active.

After three meetings, we have decided to go outdoors—despite London’s weather in winter—and to start a new initiative that bring us closer to London’s communities: CivicWalks.

CivicWalks consists in walking the city to meet community groups, campaigners, community enterprises around London in order to explore how the CW community can address the specific needs of the communities and to establish links with civic initiatives in London. Rather than meeting indoors to discuss about how to work on civic engagement, we have decided to walk the city and talk to community groups that are campaigning for having a say about future developments in their neighbourhoods.

The first of the CivicWalks will talk place on the 5th of November (meeting at 10:30am at Shepherds Bush Station). It is be a walk along the West Way, a flyover motorway that is planned to be redeveloped, bringing new challenges and opportunities for communities around it. The CivicWiser Marco Picardi, who has been involved in campaigns around the West Way, will guide us and introduce us to groups and campaigners.

Get it contact with us if you want to get involved with CivicWise London or would like to plan or attend a walk.


These are the Wisers that form the new London Team:

Fausto Llopis: CW founder and community organizer in Southwark.

Orsola De Marco: CW founder, placemaker currently working on tech incubators.

Pablo Sendra: CW founder, Lecturer in Urban Design at University College London and Urban Designer at Lugadero.

Carlotta Fontana: coming from the CW Paris Circle, now studying a MSc in Building Urban Design and Development at UCL.

Marco Picardi: Planner, involved in campaigns in West London.

Marielle Ulhalde: currently works in education, previously working in civic initiatives in the Basque Country.

Elena Giroli: OuiShare London Connector.

Anna Boldina: Urban Designer, involved in CW since the beginning.

Toni Rovira: Architect, currently studying a MSc in Sustainable Urbanism at UCL.

Aitor Fernandez: maker, currently completing his degree in interior design at LCC, University of the Arts London.

 


The list keeps growing with other people previously involved in CW like Noel Hatch, who will re-join us soon.

If you are in London and would like to get involved in CivicWise, JOIN US !

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La ciudad participada

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Reflexiones sobre participación ciudadana y urbanismo de código abierto

El próximo fin de semana dentro de las jornadas en las que hemos colaborado en la organización: “la ciudad participada”, presentaremos una conferencia con Mario Hidrobo, nuestro socio en Alicante.
Estamos muy contentos de además de activar una ciudad más dentro de España, compartir cartel con amigos con los que, a mas de tener muchos objetivos comunes, compartimos cartel en mas de un evento pasado y futuro, por supuesto.
Las Jornadas están organizadas en cuanto a bloques temáticos que conforman un visión bastante completa de la participación ciudadana y los ámbitos más importantes en la construcción de las nuevas ciudades participativas.

Trabajo en red: nuevas formas de organización social
Políticas de participación: política y transparencia
Modelos productivos: nuevas formas de organización empresarial
Ciudad y espacio común: urbanismo participativo
Arte e intervenciones urbanas: intervención artística y espacio público

En cuanto a nuestra representación, Mario presentará a Civicwise como una comunidad que desarrolla proyectos encaminados en el diseño cívico, algunas experiencias internacionales de mapeo e instrumentalización digital, su proyecto de investigación “Urbanismos Invisibles” y varios proyectos participativos realizados por socios de CivicWise de otros círculos.
Esta oportunidad no será desaprovechada para invitar a nuestro evento próximo: Civic factory Fest a realizarse en Valencia el próximo mes.
Las jornadas estarán disponibles a ser seguidas por streming en el canal digital de youtube habilitado para el efecto.

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Por Mario Hidrobo