Design Civic | Carlo Infante | Urban Experience | part 2

 

 

Il 2017 è un anno importante per Civic Wise Italia: per la prima volta e in contemporanea con le edizioni spagnola e francese, Civic Wise promuove ed organizza un corso online in italiano della durata di 5 mesi incentrato sul Civic Design ( maggiori informazioni sul corso ).

Tra le modalità di apprendimento proposte dalla Civic Wise Academy vi è quella delle Video lezioni in streaming: ospiti attivi sul territorio nazionale sono invitati a partecipare ad un incontro online condividendo il loro sapere e rispondendo alle domande dei partecipanti al corso (in diretta su Youtube).Ciò che ne scaturisce sono momenti di scambio e confronto diretto, nuove sinergie, idee e stimoli che rafforzano e moltiplicano l’impatto di azioni e progetti civici sul nostro territorio.


 Parte 2 di 2

 

La costruzione collettiva di contenuti per l’edizione italiana del corso Civic Design passa anche dal nostro Magazine, strumento di raccolta, approfondimento e diffusione di molteplici esperienze contemporanee che applicano il Civic Design, interpretate attraverso gli sguardi degli ospiti invitati, dei coordinatori e dei partecipanti al corso.

 

Dopo l’hangout con Urban Experience abbiamo deciso di ripercorrere e approfondire in un secondo articolo l’origine e il background che strutturano il suo DNA.

 

Iniziamo con il richiamare alcune parole chiave: il gioco come pratica umana  unita alla sperimentazione dei linguaggi, approccio ludico e pensiero non lineare avviato dalle Avanguardie teatrali negli anni Settanta ricombinando avanguardie storiche e situazioni atipiche.

Le tecnologie e culture digitali, di cui Infante si occupa sin dagli anni Ottanta in una ricerca connessa al concetto di performance e di tecnologia quale estensione della creatività umana (performing media storytelling).

 

 

 

 

 

Il modello di intelligenza connettiva che trova la sua origine in quello di intelligenza collettiva coniato dal filosofo francese Pierre Lévy e visibile in natura con l’osservazione delle api, per poi essere aggiornato ed adattato al contesto tecnologico delle reti da Derrick de Kerckhove : tale connettività si affianca e contemporaneamente si oppone all’idea di collettività proposta da Levy, aggiungendo a questa l’unità frammentata delle potenzialità degli elementi della rete condividendo le proprie competenze in modo mirato e permettendo di realizzare il meglio con il meno.

Ne deriva una metodologia resiliente e orizzontale, funzionale ai sistemi organizzativi perché permette di moltiplicare i punti di vista e sostenere la coscienza civica, la cui autenticità traspare dai format innovativi partecipativi dei walkabout.

<< Per chi procede verso il futuro senza perdere di vista origini ne’ mutamenti cui va incontro, le dinamiche del cambiamento rappresentano un passo sempre in avanti, o anche di lato, come in una mossa scacchistica del cavallo. >>  

Ringraziamo dunque Carlo ed Urban experience per la partecipazione al corso e per l’impegno che questa associazione dimostra nella ricerca di nuovi metodi di apprendimento fondati su concetti fondamentali dell’uomo, dandoci nuove chiavi di lettura per la resilienza urbana.


I CivicWisers che hanno contribuito alla redazione di questo articolo sono:

Pietro Pedercini, Anna Marotta, Luca Quilici, Valentino Canturi,  Emanuela Pucci

 

Design Civic | Carlo Infante | Urban Experience

 

 

Il 2017 è un anno importante per Civic Wise Italia: per la prima volta e in contemporanea con le edizioni spagnola e francese, Civic Wise promuove ed organizza un corso online in italiano della durata di 5 mesi incentrato sul Civic Design ( maggiori informazioni sul corso ).

Tra le modalità di apprendimento proposte dalla Civic Wise Academy vi è quella delle Video lezioni in streaming: ospiti attivi sul territorio nazionale sono invitati a partecipare ad un incontro online condividendo il loro sapere e rispondendo alle domande dei partecipanti al corso (in diretta su Youtube).Ciò che ne scaturisce sono momenti di scambio e confronto diretto, nuove sinergie, idee e stimoli che rafforzano e moltiplicano l’impatto di azioni e progetti civici sul nostro territorio.


 Parte 1 di 2

 

Lo scorso 8 febbraio abbiamo incontrato il nostro primo ospite del corso di Civic Design in italiano: Carlo Infante, changemaker e fondatore di Urban Experience, associazione di promozione sociale che si occupa di strategie socio-culturali per esprimere e ideare resilienza urbana e produrre cantieri di co-progettazione. Uno dei suoi obiettivi è creare le basi di un ragionamento strategico sulle opportunità della continua evoluzione della creatività sociale.

Urban Experience propone nuove metodologie nelle quali i territori si rivelano attraverso il Performing media storytelling, dove narrazione e azione si esplicitano attraverso format innovativi e partecipativi di esplorazione, i walkabout: giocando con questa definizione e associandola a “talkabout” (parlare di…), propone esplorazioni urbane che coniugano passeggiate e conversazioni con le complessità inedite del Performing Media-storytelling in cui la narrazione partecipata è inscritta nell’azione “aumentata” dall’uso dei media, di radio e web.

 

Queste conversazioni nomadi caratterizzate dall’ausilio di smartphone e cuffie collegate ad una radioricevente (whisper radio) permettono di ascoltare le voci dei walking-talking heads e repertori audio predisposti, in un flusso radiofonico che viene, spesso, trasmesso in streaming via webradio e geolocalizzato.

Si tratta di un format di performing media, concepito come una  “palestra di cittadinanza attiva” – dall’urbanistica partecipativa alla cittadinanza educativa – in cui si conversa “di fianco” mentre ci si guarda intorno, “apprendendo dappertutto”, per attivare dei laboratori dello sguardo partecipato e dare voce così ad uno storytelling passato, presente e futuro di una comunità.

Durante la diretta in streaming su Youtube la natura stessa di progetti civici e collaborativi ha stimolato una interessante riflessione: l’ecosistema di Civicwise si caratterizza per l’assenza di sovrapposizione di competenze, singole o di gruppo, arricchendo così la dimensione progettuale con nuove idee, competenze e condivisione di esperienze.

Nella seconda parte di questo articolo parleremo delle teorie alla base del lavoro di Urban Experience, nel frattempo è possibile seguire e contribuire alla discussione con Carlo Infante sul nostro forum dedicato.


CivicWise. Participando de “La transición urbanística pendiente”

 

Author of the article : Marta Kayser, architect and CivicWiser. 

 


“La transición urbanística pendiente”; así definen los periodistas de El Faradio en Santander una necesidad y una urgencia en el modelo urbanístico de ésta y otras ciudades.


También lo extrapolaban a Madrid, donde precisamente presentaban el pasado 26 de noviembre su libro “Expulsados”; un trabajo de investigación de Óscar Allende, Guillem Ruisánchez y Eva Mora, que ha sido premiado por Libros.com y CTXT y que ha superado ya el cien por cien del mecenazgo requerido para sacar adelante el libro definitivo. Éste da a conocer historias y datos y es la manifestación de un problema local que, sin embargo, es un grave síntoma generalizado: el proceso de gentrificación.


El acto de presentación de “Expulsados” reunió el pasado sábado a CivicWise con sus autores y los periodistas Antonio Rubio (Director Máster El Mundo/CEU y Periodismo Investigación, Datos y Visualización/URJC y Coordinador colecciones de Libros.com) y Rosa Pereda (escritora santanderina y crítica cultural). El motivo, abordar la necesaria transición de manera compartida entre quienes presentan y denuncian los datos y quienes investigan las herramientas para la gestión y organización del territorio; el objetivo, plantear una urgente revisión del modelo urbanístico vigente y avanzar hacia nuevas maneras de “hacer ciudad”. Sobre la mesa se ponían de manifiesto dos visiones complementarias: una especialmente crítica con los gobiernos; la otra, analítica con la propia ciudadanía. Por una parte se hablaba de falta de voluntad política para devolver la hegemonía a la gente y al mismo tiempo se trasladaba un mensaje que permitiera alentar sobre la importancia del espacio público como “escenario vital” y ahondar en la recuperación del papel de “actor” por parte de los habitantes de un territorio. “Hemos aceptado como normal un urbanismo impositivo donde no existe posibilidad de interacción y/o intervención” – planteábamos desde CivicWise.

Guillem Ruisánchez, Rosa Pereda, Antonio Rubio, Marta Kayser y Óscar Allende.



El modelo urbanístico vigente procede del pasado; “Santander arrastra un modelo urbanístico franquista” -así lo expresaban Allende y Ruisánchez- y parece necesario avanzar hacia un nuevo modelo urbano que considere a la gente que lo habita y se aleje de servir como medio de expresión y herramienta de control de los propios poderes políticos. En esta ocasión y lejos de monopolizar el discurso en la práctica arquitectónica o urbanística, CivicWise aspiró a definirse como una plataforma multidisciplinar, aunque fuertemente comprometida con devolverle a este oficio el compromiso con el que nace: hacer ciudad significa trabajar por una gestión del territorio más humana que sea capaz de integrar las necesidades reales de sus habitantes. “Como colectivo, hemos de lograr que las personas sean capaces de hacerse las preguntas adecuadas para obtener las mejores respuestas y trasladar las soluciones idóneas al territorio que habitan”. 

En este sentido, trabajamos por servir de mediadores entre los vecinos y la administración entendiendo que “no sólo basta con dar voto, también es necesario dar voz” -apuntaba Pascual Pérez, miembro del colectivo, en la ronda de intervenciones- y proporcionar el espacio de encuentro para la generación de ciudad; buen ejemplo de ello es la actual Factoría Cívica en Valencia, proyecto que se puso sobre la mesa en las citadas jornadas.

En el transcurso de la presentación, pareció natural considerar que el futuro del urbanismo pasaría por asociar procesos de participación a las labores de gestión y reestructuración del tejido urbano y social. Conscientes de que éstos están todavía en vías de desarrollo, es necesario entender -así lo manifestábamos desde CivicWise- que para afrontar verdaderos cambios sociales localizados hace falta un compromiso con la educación (específicamente en materia de ciudadanía y territorio), de cara a que se implementen las herramientas adoptadas por los habitantes que revertirán a su vez en la propia estructura del tejido urbano. Esto supone integrar que para afrontar la toma de decisiones sobre la estructura física y social del territorio (respondiendo al “cómo queremos vivir”), debe existir una ciudadanía capaz de gestionar y poner nombre a sus propias necesidades y anhelos y que este proceso se manifiesta como un recorrido de ida y vuelta entre ciudadano y urbe que podríamos definir como  “aprender de la ciudad (insistir en el estímulo recibido) para aprender a hacer ciudad (sembrar el conocimiento generado)”.

Antonio Rubio (Periodista, Director Máster El Mundo/CEU y Periodismo Investigación, Datos y Visualización/URJC y Coordinador colecciones de Libros.com ), Marta Kayser (arquitecta, miembro de CivicWise) y Óscar Allende (periodista de El Faradio y co-autor de “Expulsados”).


 

El acto terminaba con un paseo por Lavapiés y una reunión con algunos colectivos “antigentrificación” en Traficantes de sueños; ninguna ubicación sería fortuita. Mientras, en Santander siguen haciendo rutas con los vecinos para entender sobre el territorio los intereses de la administración y descubrir los suyos propios. Pretenden con este documento alumbrar una realidad, involucrar a las personas y unirse para cambiar el paradigma.

La gentrificación no es más que la manifestación de un sistema urbano impositivo, producto de las políticas absolutistas de un sistema capitalista obsoleto. Esta práctica continuada ha dado lugar a la pérdida de un sentimiento de pertenencia por parte del ciudadano, que no sólo no siente el territorio como algo propio/común sino que le ha hecho desvincularse de cualquier forma de participación sobre el mismo.

Hace falta que existan periodistas como Óscar y Guillem, al frente de un periódico local, El Faradio, que hace “periodismo que cuenta” para poner rostro y nombre a las historias de hoy. CivicWise sigue trabajando por aunar disciplinas en pro de un objetivo común: devolverle la ciudad a la gente. Llegará el día en que podamos pasar de hablar de “ciudad ajena” a “ciudad participada”.

Urbain de jouvence

 

Un article du Quotidien Français LIBERATION.  Par Jérôme Badie — 22 novembre 2016. Photographie : Elena Manente de Yes We Camp, Au camping des Grands Voisins, installé dans l’ancien hôpital Saint-Vincent-de-Paul, à Paris. 

An article from the daily French Newsletter Liberation talking about civic innovation and…Volumes & CivicWise ! 


Investir des bâtiments vacants et des espaces en friche, apporter de la flexibilité dans les pratiques quotidiennes, favoriser l’élan collaboratif : «l’urbanisme temporaire» a le vent en poupe.


On connaît bien les squats d’artistes, pas toujours très bien vus par les riverains mais qui permettent l’émergence de talents et la libre expression artistique. On connaît aussi les propositions festives comme les plages urbaines ou les actions ponctuelles comme les piétonnisations dominicales. On connaît moins la transformation des espaces vacants en lieux «couteaux suisses», entre coworking, incubateurs, hébergement et ateliers d’artistes. Ou encore l’urbanisme collaboratif et la customisation d’un quartier par ses habitants. Ce concept séduisant «d’urbanisme temporaire», à réalités multiples, peu onéreux et souvent écolo, fait l’objet d’une rencontre jeudi au Pavillon de l’Arsenal à Paris, avec l’association Plateau urbain et sous l’égide de la mairie de Paris.

Toutes ces initiatives ont un point commun : elles rendent obsolète le modèle fonctionnaliste incarné par Le Corbusier et qui assigne une fonction à un espace. Ce sont des démarches bottom up, c’est-à-dire qui vont du bas vers le haut, de l’usager vers l’architecte ou vers le promoteur, et promouvant le do-it-yourself (fais-le toi-même), très en vogue ces temps-ci.

«Le projet urbain n’est plus un croquis réaliste pensé par un cabinet d’architectes mais un processus», décrypte Mathieu Delorme, ingénieur urbaniste et paysagiste chez Atelier Georges et enseignant à l’école d’architecture de Marne-la-Vallée. Le mot d’ordre qui prévaut désormais : rester flexible car personne n’est capable de prédire la ville et les usages de demain.

Un an renouvelable

«La vacance immobilière représente trois millions de mètres carrés en Ile-de-France. L’équivalent de 75 tours Montparnasse», fait claquer Jean-Baptiste Roussat, géographe urbaniste et nouveau président de Plateau urbain. C’est sur ce constat que s’est créée l’association, avec l’ambition de valoriser une partie de ce patrimoine avant qu’il ne trouve preneur sur le marché ou qu’il ne soit détruit. Il poursuit : «L’évolution des modes de travail fait qu’une frange non négligeable de porteurs de projets entrepreneuriaux, culturels ou associatifs, suffisamment ingénieux et souples, peuvent s’accommoder de ces espaces temporaires, dès lors qu’on leur donne des conditions lisibles juridiquement. C’est une colocation d’activités à prix réduit, le propriétaire ayant souvent abandonné l’idée d’une valeur commerciale de son bien mais pas sa valeur d’usage.» Les occupants ne paient que le prix des charges.

«L’opération est gagnant-gagnant, explique Laurent Vuidel, président de Lerichemont, une filiale de la Ville de Paris spécialisée dans le logement temporaire et social. Le propriétaire n’a pas à faire garder son bien, il couvre ses charges et donne un coup de pouce à des artistes ou à des artisans. C’est le cas d’OpenBach créé avec l’association Labolic à Paris dans le XIIIe arrondissement. Dans ce petit immeuble d’un peu plus de 500m2, qui doit être détruit pour construire un bâtiment plus haut, une quinzaine de structures tournées vers l’art et l’impression 3D se sont installées pour une durée d’un an renouvelable.» Quand les équilibres sont souvent difficiles à trouver pour de jeunes structures qui manquent de financements, ces loyers modiques et ces conditions, même précaires, apparaissent comme des subventions indirectes vertueuses.

Autre occupation temporaire enthousiasmante : les Grands Voisins, au cœur de l’hôpital Saint-Vincent-de-Paul dans le XIVe arrondissement de Paris. Tout commence en 2012 par l’installation d’hébergements sociaux et d’urgence par l’association de réinsertion Aurore. En 2014, l’hôpital ferme ses portes et Aurore fait le pari d’occuper tout l’espace : trois hectares ! Coût de l’opération : 1,5 million d’euros par an. Un partenariat à trois se crée, avec Plateau urbain qui gérera la mixité des structures et Yes We Camp, en charge de l’animation des espaces extérieurs et culturels. Résultat : 140 structures, 2 000 personnes, 600 habitants (dont une part en hébergement d’urgence) occupent ce qui doit devenir un écoquartier avec logements (dont 50% sociaux) et locaux d’associations. La convention qui lie les trois à la Ville prend fin mi-2017 avec le début des travaux.

 

Des solutions légères

Ce projet a-t-il pour autant donné à la mairie l’envie de modifier son projet initial ? Pour Jean-Baptiste Roussat, «tout le monde convient que l’expérience est réussie. Le plan d’urbanisme ayant évolué, on a des interstices dans lesquels on peut continuer à se glisser. Toutefois, cette réflexion va se confronter avec l’urbanisme traditionnel et ses financements habituels». Et pour les occupants ? «On va travailler sur le degré de maturité de chaque structure et sur leurs désirs. Certaines sont en incubation et ne souhaiteront pas rester.»

Bien qu’il existe des mouvements alternatifs marginaux comme les «rurbains» qui quittent les villes pour les campagnes, la ville reste un pôle d’attractivité puissant, avec ses atouts évidents : dynamisme économique, proximité des services publics et offre variée de transports. «C’est la mobilité qui a le plus évolué depuis 1945, explique Benjamin Pradel, consultant chercheur en sociologie au sein de la coopérative Kaléido’Scop. La vitesse des déplacements réduit les distances et permet un étalement géographique de la ville. Lorsqu’il est subi, ce phénomène peut faire naître un sentiment de frustration et de déclassement appelant des solutions légères, personnalisables et appropriables.» De fait, les choses évoluent: «On assimile toujours la ville dense à la ville durable. Mais, depuis quelques années, la recherche pose aussi un autre regard sur les espaces périurbains [au-delà des banlieues, ndlr] supposés antidéveloppement durable, ségrégationnistes ou individualistes. On valorise désormais davantage certains modes de vie créatifs, certaines manières de se déplacer, certaines proximités sociales.»

En périphérie aussi

L’Amérique en fournit un exemple avec Better Block. Cette fondation à but non lucratif a été fondée à Dallas (Texas) par Jason Roberts, activiste salué pour son innovation par Barack Obama himself. Et son idée s’adapte parfaitement aux banlieues parfois délaissées. «Il y a une quinzaine d’années, tous mes amis commençaient à quitter Dallas pour des villes plus cool comme Portland ou Houston. Les quartiers périphériques, où je vivais, connaissaient des problèmes de criminalité et de désinvestissement public. J’ai pensé qu’il fallait changer les choses et remobiliser les habitants. Ceux qui ne pouvaient pas bouger d’ici. Avec des amis, on a commencé par restaurer un vieux théâtre qui tombait en ruines [le fameux Texas Theatre où fut arrêté Lee Harvey Oswald ndlr], puis j’ai monté une association pour faire revenir le tramway, puis ce fut Better Block», raconte Jason Roberts. Histoire de mettre les autorités locales devant le fait accompli, il a mobilisé les habitants de son quartier de Oak Cliff, à Dallas, et mis en place des autocollants pour créer une piste cyclable, installé des magasins ou des galeries d’art éphémères… Et ça a marché. Aujourd’hui, la fondation intervient en soutien dans de nombreuses villes, surtout américaines, pour aider à organiser la mobilisation citoyenne, à repérer les leaders locaux, etc.

La fondation propose aussi depuis deux mois des modèles open source à télécharger, via la plateforme Wikiblock, pour créer du mobilier urbain en bois (bancs, îlots piétons, kiosques, cafés…) à fabriquer soi-même dans un makerspace, des espaces partagés de fabrication rapide qui se développent partout dans le monde, y compris en France. Citons entre autres l’initiative Volumes. Cet espace collaboratif parisien soutient et accompagne de nombreuses initiatives tournées vers l’urbanisme collaboratif : FabCity Grand Paris, Civic Wise ou bien l’association Bellastock, qui organise notamment un festival annuel d’architecture expérimentale.

Tous ces acteurs jeunes, engagés et brillants, forment un tissu effervescent, qui doit encore se structurer un peu, mais qui pèse de plus en plus dans la fabrique des villes contemporaines. 


Toute la communauté CivicWise est très fière de ce coup de projecteur sur l’immense travail des collectifs engagés et lui donne, s’il le fallait  une énergie immense pour continuer son travail : favoriser la capacitation des citoyens et l’engagement civique par l’intelligence collective . 

 

The entire CivicWise community is very proud of this spotlight on the enormous work of committed collectives and gives it, if necessary, immense energy to continue its work: fostering citizen empowerment and civic engagement through civic engagement and collective intelligence . Thanks a lot to the Daily Newsletter Liberation and journalist, Jérôme Badie. Adelante!

 

 

 

 

CivicWise London re-launched & CivicWalks

The London Circle was the first CW circle and the founder of the community. Originally, it was founded by Domenico Di Siena, Pablo Sendra, Lina Algoed, Fausto Llopis, Orsola De Marco and Mark Bentley.

After a year with very little activities, Fausto, Pablo and other London Wisers—Anna Boldina and Marco Picardi—joined the Glocal Camp in Paris. Coming back from Paris, we decided to re-launch the CivicWise London Circle, establish a partnership with OuiShare UK, and plan activities.


 

We are happy to announce that CivicWise London Circle has been re-launched and has come back with a lot of energy. Paris Glocal Camp in May 2016 was key in bringing the London Team together again. Three CW founders, other new CivicWisers, and a new collaboration with OuiShare UK have make the circle very active.

After three meetings, we have decided to go outdoors—despite London’s weather in winter—and to start a new initiative that bring us closer to London’s communities: CivicWalks.

CivicWalks consists in walking the city to meet community groups, campaigners, community enterprises around London in order to explore how the CW community can address the specific needs of the communities and to establish links with civic initiatives in London. Rather than meeting indoors to discuss about how to work on civic engagement, we have decided to walk the city and talk to community groups that are campaigning for having a say about future developments in their neighbourhoods.

The first of the CivicWalks will talk place on the 5th of November (meeting at 10:30am at Shepherds Bush Station). It is be a walk along the West Way, a flyover motorway that is planned to be redeveloped, bringing new challenges and opportunities for communities around it. The CivicWiser Marco Picardi, who has been involved in campaigns around the West Way, will guide us and introduce us to groups and campaigners.

Get it contact with us if you want to get involved with CivicWise London or would like to plan or attend a walk.


These are the Wisers that form the new London Team:

Fausto Llopis: CW founder and community organizer in Southwark.

Orsola De Marco: CW founder, placemaker currently working on tech incubators.

Pablo Sendra: CW founder, Lecturer in Urban Design at University College London and Urban Designer at Lugadero.

Carlotta Fontana: coming from the CW Paris Circle, now studying a MSc in Building Urban Design and Development at UCL.

Marco Picardi: Planner, involved in campaigns in West London.

Marielle Ulhalde: currently works in education, previously working in civic initiatives in the Basque Country.

Elena Giroli: OuiShare London Connector.

Anna Boldina: Urban Designer, involved in CW since the beginning.

Toni Rovira: Architect, currently studying a MSc in Sustainable Urbanism at UCL.

Aitor Fernandez: maker, currently completing his degree in interior design at LCC, University of the Arts London.

 


The list keeps growing with other people previously involved in CW like Noel Hatch, who will re-join us soon.

If you are in London and would like to get involved in CivicWise, JOIN US !

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CivicWise a Cosmobike Mobility. Mobilità sostenibile e pianificazione urbana.

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CivicWise in Italia è presente su vari territori e città attraverso i contributi di molti CivicWiser. Pochi mesi fa è stato inaugurato il primo circolo locale sul territorio italiano a Milano che da subito si è impegnato ad organizzare e coordinare il primo corso di Civic Design in lingua italiana. Si possono trovare più informazioni sul sito civicdesign.it


Lo scorso 16 settembre abbiamo partecipato ad una delle giornate del ciclo di conferenze di Cosmobike Mobility a Verona, presentando la comunità di Civicwise.

 

All’interno di Cosmobike Show, la seconda edizione della fiera internazionale della bicicletta, Cosmobike Mobility è lo spazio dedicato ad incontri e dibattiti che ha visto protagonisti per tre giorni tecnici, amministratori, aziende, associazioni e cittadinanza attiva, coinvolti nel settore specifico della bicicletta. L’obiettivo è quello di creare una riflessione sulla progettazione e la realizzazione di una città a misura di bicicletta, questa edizione si è concentrata su “La Città dei Bambini”.

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Il nostro intervento è stato inserito all’interno della giornata “Comunicare il cambiamento”, dedicata a realtà di attivismo, progetti di ascolto delle richieste dei territori delle amministrazioni locali, associazioni di ciclisti urbani e tentativi di creare massa critica per avere una risposta a necessità specifiche e quotidiane della bicicletta come mezzo alternativo all’automobile per l’uso in contesti urbani.

Ecco il video del nostro intervento di presentazione di CivicWise, nel quale abbiamo raccontato la nostra dimensione Glocale e cosa intendiamo per Intelligenza Collettiva localizzata, un processo capace di focalizzare la conoscenza globale sui territori locali attraverso un processo di empowerment cittadino.

È stato molto interessante partecipare, in qualità di progettisti e professionisti nel campo della pianificazione territoriale, in un contesto così vivo di dibattiti e realtà attive e motivate, con un immaginario chiaro sulla città e sul territorio. Ancor più importante è stato potere ascoltare le opinioni ma soprattutto le esigenze di chi vive la città su due ruote.

Il dibattito della giornata, moderato da Simona Larghetti di Dynamo Bologna e co-organizzato con Melissa Gomez, ha evidenziato come il mondo della bicicletta nelle città ha delle forti richieste verso chi amministra e gestisce la città per quanto riguarda la sicurezza e la facilità d’uso del mezzo, espressione di una chiara esigenza di una pianificazione urbana e di una gestione del territorio che valorizzi ed incentivi la scelta di uno stile di vita salutare, consapevole ed a basso impatto ambientale.

Abbiamo conosciuto esempi di “spinte dall’alto” di amministrazioni che promuovono politiche importanti sulla mobilità sostenibile, come quello di Stefano Chiaroni Assessore del Turismo del Comune di Pastrengo; il caso di Cititek a Copenhagen portato da Berrina Werner, e il caso di Paolo Bellino a Roma, primo Bike Manager di una amministrazione cittadina. Abbiamo visto anche le “spinte dal basso” da parte di collettivi, associazioni e piccole imprese che chiedono e auto-costruiscono alternative concrete. Un esempio sono le Ciclopopolari di Salvaiciclisti a Roma, il Foro Mundial de la Bicicleta presentato da Melissa Gomez e Slowtown Casalmaggiore con la tangenziale dei bambini.

Al termine della giornata di incontri, ed in chiusura della tre giorni di dibattiti e conferenze, Paolo Pinzuti ha fatto un interessante intervento rendendo esplicito quanto rilevato nella sua esperienza di giornalista e direttore di Bikenomist e Bikeitalia, evidenziando come le aziende produttrici preferiscono rivolgersi a quel target di mercato che fa principalmente un uso sportivo del mezzo, che richiede prodotti sempre piú tecnologici, a discapito di investimenti nei prodotti per l’uso quotidiano della bicicletta.

Gli utenti sportivi sono però una minoranza rispetto a quelli che Pinzuti ha definito i “ciclisti urbani” ovvero coloro che hanno fatto della bicicletta una scelta di vita più salutare ed allo stesso tempo più sostenibile nella quotidianità, che scelgono la bicicletta come unità di misura delle proprie relazioni ed attività, e dunque anche della relazione che hanno con l’ambiente che vivono. Una grande fetta di popolazione non necessariamente solo urbana, che ha fatto una scelta chiara ed allo stesso tempo in controtendenza alla maggior parte dei contesti in cui viviamo, e che esprime una esigenza forte in termini di pianificazione e gestione del territorio.

Allo stesso tempo però le risorse economiche che potrebbero essere messe in gioco da chi produce e vende biciclette vengono orientate su un mercato che è di alta specializzazione e tecnologia.

La distanza tra chi pianifica e amministra città e trasporti e quelli che la bicicletta in città ha molte volte bisogno degli investimenti del settore privato, che non vede il potenziale di ampliamento del proprio mercato come concreto, ma che inizia lentamente ad orientarsi in questo senso.

Durante il suo intervento, diretto principalmente alle aziende, Kevin Mayne di European Ciclyst Federation, suggerisce di unirsi al tentativo di “fare lobby” della cittadinanza attiva nei confronti delle amministrazioni per avere una pianificazione a misura di bicicletta per ottenere l’ampliamento della domanda. Di fronte all’incertezza di questa possibilità con una pianificazione che continui a puntare sull’auto, le aziende possono essere certe che il mercato non si amplierà.

D’altro canto aggiunge Eduardo Roldan di Shimano, le aziende che producono biciclette, pur perseguendo principalmente scopi economici, producono un benessere ed un miglioramento generale promuovendo stili di vita salutari e sostenibili ambientalmente. Il consolidamento di questi stili di vita non può che essere vantaggioso.

Cosa ci portiamo a casa da questa esperienza di Cosmobike Mobility?

Abbiamo avuto la possibilità di “tastare il polso” ad un argomento, la mobilità sostenibile, entrando in contatto direttamente con chi la pratica tutti i giorni, con chi la vuole e sa benissimo come la vuole. D’altro canto abbiamo avuto conferma, ancora una volta, che non è una questione che si risolverà semplicemente con il come o il dove si progetti una strada.

Le questioni di pianificazione urbana non si misurano nè si risolvono con il solo “design” delle città, ma hanno bisogno di un vero e proprio “design delle relazioni” che su quelle strade si concretizzi e che corrisponda ad un ascolto reciproco delle esigenze e la creazione di soluzioni condivise, che non possono escludere una parte della cittadinanza.

Ci è parsa evidente la necessità di integrazione orizzontale tra i vari attori privati, portatori di interessi economici e di risorse, l’amministrazione pubblica e la cittadinanza attiva, portatrice di domande specifiche e generatrice di risposte spontanee ed innovative.

Sviluppare processi di Intelligenza Collettiva nel campo specifico della mobilità sostenibile è una possibile risposta capace di interpretare le esigenze di concretezza espresse dai vari attori.

Ci fa piacere constatare che “siamo sulla buona strada”, Wisers Go!

Francesco Previti e Marco Palermo, CivicWisers

#CivicWiseMilano

 

# 37 | WHY ?

community

letter

 


Thanks to Orsola De Marco,3 months after CivicWise’s launch in London, the Weekly Newsletter is born the 30th May 2015 by those words :

The CivicWise community has rapidly grown and so is the work we are doing.

From engaging with new people, working on the method, talking about internal governance, and shaping the platform, it is a real challenge to keep track of everything that’s going on.

We therefore decided to introduce a new weekly post here on the blog to briefly recap what happened during the week.”

12th September 2016 what can we say more?
Nothing but the fact that CivicWise community has grown: 8 Local Circles (London, Madrid, Seville, Paris, Milano, Roma, Curutiba, Valencia, Medellin), 10 Network Circles (UK, France, Italy, Greece, Colombia, Catalunya, Mexico, Argentina, Brasil, Belgium) are borned.

Do you know that we have got 13.300 friends around the world and we are probably more than 200 wisers? CW as grown  at such a point and such rhythm that it’s difficult to even welcoming  now a new member without be lost in CW governance principles, CW circles themes , explain CW projects or just know whore are wisers.

CivicWisers are huge workers but it became obvious that we have to take the time to think together about CW structure for efficiency.
Once again.
Indeed, looking backward, Wisers have already worked collectively on this question from 2015 to the recent february Global Camp 2016 in Paris.Thanks to this collective reflexions we have got a reified structure of circles working hard on projects but whose today’s difficulty is to refer to CivicWise when are asked those simple questions: What / Who is Civicwise ?

If we say that CivicWise is this amazing Idea of promoting glocally the empowerment of citizen and that this Idea becomes reality by local circles, we don’t have to forget to food it in return. CivicWise exists by the feedback we give, as a tag which each circle made reference to, grouping together all datas.

That’s why Communication’s Circle initiate the 19th August 2016 by Domenico Di Siena and Francesco Previti, has decided to start again this Weekly Newsletter for share the work made by all circles and therefore, restart circles connection.

As said Orsola “We promise it will be as short as a breaking news and won’t take longer to read than having your breakfast. No more excuses to feel left out!

So wisers, see you :

Saturday morning 17th September  

for our first Weekly Newsletter between your coffee, tea, croissants (Paris), eggs (London), fruits (Valencia), cornetto (Milano) or a big mix cause we are Glocal.

Adelante ! Let’s connect Circles !

 

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